Test per le intolleranze alimentari: servono davvero?


Capita di sentir parlare ormai dappertutto, su internet e in tv, su giornali e riviste (a volte ahimé anche piuttosto autorevoli) delle famigerate intolleranze alimentari. Questo è un estratto di una tipica spiegazione che si legge sui siti web dei centri e dei professionisti che offrono test per rilevarle:

Le Intolleranze alimentari sono reazioni avverse agli alimenti che si manifestano nei confronti dei cibi che assumiamo quotidianamente come il latte, il grano, il caffè, il pomodoro e così via, rappresentando, pertanto, una reazione cronica. A differenza delle Allergie alimentari che sono IgE mediate e che si manifestano con una reazione immediata, nelle Intolleranze alimentari non si ha la produzione di anticorpi IgE ed il sintomo può presentarsi anche dopo 72 ore l’ingestione del cibo incriminato. Questo ritardo della sintomatologia  – ed il fatto che le alterazioni possono manifestarsi a carico di qualsiasi organo o apparato, con cefalee, astenia cronica, difficoltà digestive ecc. –  rende molto difficile associare il disturbo ad un determinato alimento. Mediante prove tossiche alimentari sul sangue si possono individuare con precisione i cibi responsabili del fenomeno. Dal momento che le Intolleranze Alimentari generano una sintomatologia che dipende dalla frequenza dell’assunzione e non dalla quantità dell’alimento ingerito, è sufficiente eliminare completamente questo ultimo dall’alimentazione quotidiana, per un periodo variabile in base alla gravità dell’Intolleranza stessa, per disintossicare l’organismo. E’ necessario che l’astinenza sia totale e che riguardi sia l’alimento principale, sia quelli appartenenti alla stessa famiglia biologica. In questo modo, quando si reintroduce l’alimento, l’organismo non lo riterrà più dannoso e, di conseguenza, lo accetterà senza problemi.

Sembra sensato e scientificamente accurato, no? Vediamo perché è tutto completamente sbagliato.

Notiamo alcuni punti chiave sulla definizione di intolleranze:

  • Non si manifestano immediatamente, quindi non è possibile notare una immediata ed evidente relazione di causa-effetto.
  • Causano praticamente qualunque vago disturbo che chiunque non segua uno stile di vita ineccepibile prima o poi sperimenta.
  • Sono reversibili. Gli alimenti incriminati vengono reintrodotti dopo qualche settimana o qualche mese. In questo modo ci si mette al riparo da ogni possibile problema derivante dall’esclusione prolungata di alimenti di importanza nutrizionale rilevante (come grano o latticini). Inoltre si rende sempre necessaria la ripetizione periodica del test per valutare le ricadute.
  • Fare il test non è impegnativo (se non per le proprie tasche): è rapido, non invasivo e non ha alcuna conseguenza. Di fronte all’allettante prospettiva di liberarsi da fastidi cronici fondamentalmente non si ha nulla da perdere.
  • Infine non può naturalmente mancare la parola magica dell’industria del benessere: disintossicare. Assieme a depurare e purificare sono le parole preferite dalla naturopatia e dalla omeopatia, e che come vedremo in un prossimo articolo non significano assolutamente nulla quando si parla di fisiologia.

Ma veniamo al dunque: nonostante la letteratura scientifica sulle allergie sia vastissima e solida, non esiste alcuno studio scientifico che dimostri il meccanismo patologico descritto per le intolleranze. Esistono dei vecchi studi che ipotizzavano la correlazione tra Immunoglobuline G (IgG) e alimentazione (Atkinson  et al. Gut. 2004; Zar et al. Am J Gastroenterol. 2005; Shanahan et al. Am J Gastroenterol. 2005; Kalliomäki et al. Curr Opin Gastroenterol. 2005; Zar et al.  Scand J Gastroenterol. 2005), ma non portarono mai a nulla (Park et al. Neurogastroenterol Motil. 2006; Zuo et al. Clin Exp Allergy. 2007).

A questo punto se le intolleranze non esistono, ne consegue che i test non dovrebbero rilevare niente.

Infatti è esattamente così. Ho allegato alla fine dell’articolo una descrizione dettagliata dei test più comuni e del perché non sono attendibili (da Lega Vita & Salute).

Perché allora le diete ad esclusione basate sui test delle intolleranze a volte funzionano?

Semplicemente perché, a prescindere dalle esclusioni, sono diete, e spesso diete ben fatte.

Gli alimenti verso cui si mostra intolleranza sono quasi sempre gli stessi: grano, latticini, carne rossa, frutta secca. Gli stessi che sono più frequentemente oggetto di abusi alimentari e che una qualunque dieta decente va a regolarizzare. I benefici si ottengono grazie ad un’alimentazione equilibrata e personalizzata secondo le necessità del paziente. I test per le intolleranze non forniscono alcuna informazione davvero significativa. L’unica  cosa che forniscono è un costoso esame per le tasche del paziente.

Esistono tuttavia le vere intolleranze.

Le vere intolleranze alimentari sono poche e dipendono da errori congeniti del metabolismo. Sono generalmente permanenti e non transitorie. Possiedono meccanismi enzimatici alterati ben definiti dalla letteratura scientifica. Le principali sono quelle da deficit di lattasi (intolleranza al latte), di fenilalanina-idrossilasi (fenilchetonuria), di glucosio-6-fosfato-deidrogenasi (favismo) e quella di galattosio-1-fosfato-uridil-tranferasi (galattosemia).

Recentemente è stata aggiunta anche la cosiddetta intolleranza al glutine (Gluten Sensitivity), ben distinta dalla celiachia per la sintomatologia meno severa e più sfumata.

Accanto alle intolleranze esistono poi le ben note allergie e tutta una serie di disturbi infiammatori collegati all’ingestione da parte di soggetti sensibili di alimenti ad alto contenuti di istamina, tiramina, feniletilamina, dopamina, triptamina, metilxantine, capsicina, miristicina, alcol, solfiti ed additivi vari. Sono da tenere in dovuta considerazione da chi soffre di questi disturbi alimenti ad alto contenuto in istamina (formaggi fermentati, bevande fermentate come vino e birra, insaccati, alcuni tipi di pesce) o che possono indurne la liberazione nell’organismo (fragole, pomodori, cioccolata, ananas, alcool, frutta secca, caffè, lenticchie, fave e legumi vari).

Ricordiamo in ogni caso che i test per le intolleranze (vere) e per le allergie possono essere prescritti solo ed esclusivamente dal medico.

Purtroppo il termine intolleranza ad oggi è molto ambiguo e sebbene la consapevolezza circa l’inefficacia dei test di cui abbiamo parlato sia sempre più diffusa, spesso capita di vedere come sia facile approfittare della confusione fra “vere intolleranze” ed intolleranze alimentari per promuovere analisi e trattamenti di dubbia efficacia. Niente paura: è sufficiente tenere presente che in nessun caso test delle intolleranze validati scientificamente possono essere somministrati da naturopati, estetisti, dietisti e nemmeno biologi.

Vademecuum dei test da evitare:

  • Test EAV (elettroagopuntura secondo Voll, Vega test, Sarm test, Biostrength test e loro varianti)
  • Test kinesiologici (DRIA Test)
  • Test citotossico (Cytotest, ALCAT, Bryan Test, Kondo)
  • Mineralogramma (Test del capello)
  • Test di provocazione / neutralizzazione sublinguale
  • Biorisonanza
  • Pulse test
  • Test del riflesso cardiaco-auricolare
  • Test Melisa
  • Iridologia
  • Test Bioenergetico dei Virus e Batteri

Il VEGA test classico nasce nel 1958 dall’elettroagopuntura di Voll, secondo altri nel 1976 con Schimmel che perfezionò la prima versione. Nel corpo umano vi sarebbero, secondo i principi su cui si fonda l’agopuntura, dei percorsi energetici detti “meridiani”. In questi punti la resistenza aumenta se la persona ha malattie d’organo e si riduce se ha infiammazioni o intossicazioni. Nel test il soggetto viene messo a contatto con fiale contenenti estratti del cibo da testare, il contatto con l’alimento a cui è intollerante provocherebbe una variazione della sua conducibilità elettrica cutanea.

Il VEGA test vanta innumerevoli capacità diagnostiche: analisi specifiche di organo o addirittura di singole parti di organo; verifica di intolleranze e allergie alimentari e non; rilevazione di micro-intossicazioni da metalli pesanti, pesticidi, vernici, veleni, farmaci ed altro; identificazione di infezioni batteriche, virali o fungine (con l’indicazione del singolo ceppo), parassitosi in atto o passate; individuazione di carenze da minerali, enzimi, vitamine e oligoelementi; verifica di efficacia e tollerabilità di terapie; verifica dei danni da vaccinazioni ed individuazione di farmaci omeopatici corretti. Nel 2001 una prestigiosa rivista scientifica internazionale, The British Medical Journal (George, et al 2001), pubblicò uno studio che confrontava il VEGA test e test convenzionali nella diagnosi di un gruppo di pazienti allergici dimostrando la totale impossibilità da parte del VEGA test di distinguere i pazienti malati da quelli sani. Conferma di questi risultati è arrivata un anno dopo da un altro studio clinico (Semizzi, et al Clin Exp All. 2002) che ha dimostrato l’incapacità del test di diagnosticare allergie respiratorie accertate.

Secondo la kinesiologia la salute del corpo umano è determinata dall’equilibrio di tre fattori: apparato osteo-muscolare, nutrizione e psiche, il contatto con un alimento al quale si è intolleranti genera una disarmonia rilevabile da una diminuzione della forza muscolare. I test Kinesiologici ed il DRIA test saggiano, con metodi diversi, la forza muscolare del soggetto mentre è a contatto con determinati alimenti. E’ intuibile come sia poco probabile che un paziente possa esercitare sempre la stessa forza per un tempo sufficiente a testare decine di alimenti; se la forza iniziale è diversa non è possibile nemmeno valutare la caduta di forza percentuale e ritenere questo dato affidabile e comparabile. Inoltre non tutte le allergie o le intolleranze si manifestano immediatamente dopo l’assunzione dell’alimento. Per queste ragioni non si possono avere dati né ripetibili, né confrontabili, perciò non esistono studi in letteratura scientifica in merito.

Il Citotest o test citotossico si effettua prelevando il sangue del paziente e cimentandolo con vari alimenti, l’operatore al microscopio stabilisce il livello del rigonfiamento dei granulociti (un tipo di globuli bianchi) e lo classifica secondo 4 livelli. Il test non è attendibile anche perché quando vengono cimentati alimenti solidi come cereali, formaggio o alimenti che comunque contengono grassi, come il latte, i granulociti si danneggiano in modo aspecifico, rigonfiandosi.

Il test del capello o analisi minerale del capello (mineralogramma) vanta diverse capacità valutative: lettura cellulare dei livelli dei minerali; intossicazione da metalli pesanti; attività ghiandolare; tolleranza ai carboidrati; predisposizione a malattie; tendenze emozionali (depressione, ipercinesi, ansietà, cambiamenti d’umore…); profilo energetico. Che un singolo test vanti tutte queste capacità diagnostiche già dovrebbe far dubitare, ma, nel lontano 1985 è stato pubblicato nella rivista scientifica internazionale JAMA (Barrett, 1985) uno studio che evidenziava come tale test fosse assolutamente inattendibile. Agli inizi degli anni duemila, scoprendo che ogni anno, nei soli Stati Uniti d’America il numero di tali test effettuati in laboratori commerciali fosse circa 225.000, per un giro di affari di quasi 10 milioni di dollari, la sezione di Salute Ambientale del Dipartimento della Sanità della California, ha riproposto lo stesso tipo di valutazione del 1985 fatta da Barrett. Così nel 2001 è stato pubblicato uno studio con i dati della ricerca effettuata (Seidel, et al. JAMA. 2001) in cui gli autori affermano: “Abbiamo individuato i sei laboratori più importanti in tutto il territorio degli USA, dove viene compiuto il 90 per cento dei test, e abbiamo inviato loro un campione di capelli ottenuto dalla medesima persona, e abbiamo messo a confronto i responsi. Il nostro unico donatore, che era una persona perfettamente sana, spiegano gli autori, “è stato indicato via via come a rischio dei disturbi più diversi: anemia, insufficienza surrenale, malattie cardiovascolari, disturbi del metabolismo dell’insulina, disturbi del comportamento e altri ancora. Crediamo pertanto di poter affermare che l’analisi del capello eseguita a fini medici sia del tutto inaffidabile, e possa addirittura essere pericolosa, qualora in base ad essa vengano consigliate variazioni della dieta, l’assunzione di integratori alimentari o di supplementi vitaminici”. – Da Lega Vita & Salute

Leave a comment

Your email address will not be published. Required fields are marked *