Le piante più efficaci nella prevenzione del cancro


Non parliamo certo di piante rare ed esotiche, ma di una verdura spesso sottovalutata e consumata sempre più raramente dagli italiani, nonostante sia tipica del bacino del Mediterraneo ed elemento importante della vera dieta mediterranea: le Brassicaceae, conosciute anche come Crocifere (Cruciferae).
Appartengono a questa famiglia di piante il cavolo, la verza, i broccoli e il cavolfiore. Ma anche altre verdure che intuitivamente non si tenderebbe ad associare alle precedenti: rucola, ravanello, senape e rapa.
Queste piante sono ricche di polifenoli, carotenoidi, tocoferoli e vitamina C. Sostanze essenziali ed estremamente benefiche, che però ritroviamo anche in quasi tutte le altre verdure. Ciò che caratterizza davvero questi alimenti è la presenza di glucosinolati, composti glucosidici contenenti zolfo. Si tratta di sostanze per lo più inattive a livello biologico, ma che una volta scomposte nell’organismo generano prodotti bioattivi importantissimi, come gli isotiocianati e i nitrili.
Chimica a parte parliamo di molecole straordinarie: sono potenti antiossidanti, anticancerogeni e citoprotettori (cioè proteggono le cellule dai danni). In alcuni esperimenti su modelli animali si sono dimostrati avere addirittura un effetto preventivo verso le malattie neurodegenerative.
I metodi di cottura influiscono grandemente sulla quantità di glucosinolati presenti nell’alimento finale e pronto per il consumo. Ad esempio la bollitura è il metodo peggiore, perché la gran parte di essi passa in soluzione nell’acqua di cottura. Non è un grosso problema se si stanno preparando minestroni o stufati, in cui l’acqua è parte stessa del piatto. Ma vanno sprecati se si usa la bollitura unicamente per lessare la verdura. Molto meglio in tal caso la cottura al vapore o in padella. Se proprio non si può evitare la bollitura, usare il meno acqua possibile, che tra l’altro si può riciclare poi per minestre, sughi e (per i più coraggiosi) tisane.
Anche la verdura surgelata è sconsigliata: broccoli e simili surgelati perdono molti dei glusinolati attraverso il processo di congelamento.
Il calore inoltre inattiva le mirosinasi naturalmente presenti nelle Brassicaceae stesse. Questi enzimi si trovano solo nelle piante e servono a scomporre i glucosinolati nei loro prodotti bioattivi: la loro assenza riduce di molto l’efficacia della reazione. Tuttavia molte Brassicaceae come il cavolo, la verza e il cavolfiore sono pesanti da digerire e hanno un gusto molto intenso da crude, per chi non è abituato. Per fortuna però non serve una grande quantità di mirosinasi: per sopperire alla perdita di quelle inattivate con la cottura, è sufficiente mangiare piccole quantità dell’alimento crudo. Basta utilizzare qualche pezzettino di cavolo risparmiato dalla bollitura o abbinare nel corso del pasto una piccola porzione di Brassicaceae crude di più facile assimilazione (come la rucola o i ravanelli).
Il ravanello in particolare è un alimento economico e fresco che va estinguendosi sia dalle tavole che dai mercati. A causa probabilmente del suo sapore insipido e della scarsa diffusione come ingrediente nelle ricette. Eppure per le sue notevoli proprietà dovrebbe essere un componente costante delle insalate. Anche la qualità stessa della pianta disponibile in commercio è sempre più scadente: ricordate che i veri ravanelli dovrebbero essere piccantissimi!
Laddove la cottura di cavoli, verze e broccoli può essere elaborata e macchinosa, ed indicata più per il periodo invernale, preparare un’insalata di lattuga, rucola, ravanelli e, perché no, pomodori e carote è facile e veloce. Utilizzarla quotidianamente come contorno sarebbe sicuramente un’ottima abitudine.

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