Flora batterica intestinale e malattie del progresso


I batteri sono gli esseri viventi più primordiali del pianeta: sono organismi unicellulari, cioè composti da una sola cellula e di gran lunga più piccoli e semplici delle singole cellule che costituiscono gli organismi eucarioti. Nonostante questo essi hanno il primato di essere la forma di vita più diffusa, in grado di colonizzare persino gli ambienti più estremi. Inclusi noi esseri umani.

L’importanza dei batteri (volgarmente microbi) comincia ad essere sempre più riconosciuta, sia per il loro ruolo fondamentale nell’ecosistema sia per quello nella salute umana. E’ grazie ai batteri (ed ai lieviti) che si producono alcuni degli alimenti che quotidianamente consumiamo: il pane, la pizza, lo yogurt, il vino e la birra. Ma anche moltissimi farmaci (la penicillina scoperta da Fleming) e integratori. Addirittura c’è una branca della scienza che si occupa proprio di studiare come sfruttare questi microrganismi: la biotecnologia.

Noi stessi siamo praticamente invasi dai batteri. Finalmente si sta iniziando a considerarlo un fatto normale e fisiologico, invece che esclusivamente un problema. E’ chiaro che esistono batteri estremamente pericolosi per l’uomo (basti pensare alla tubercolosi), ma ciò non basta a condannare l’intera categoria. Di fatto i batteri patogeni costiuiscono una minuscola frazione dell’immensa diversità dei batteri.

L’ossessione per la sterilità e per la pulizia sta comportando sempre più problemi per il benessere degli uomini occidentali. La convinzione che la nostra salute dipenda dal liberarsi completamente dei batteri e della sporcizia è ancora radicata persino in alcuni ambiti medici. Naturalmente, est modus in rebus, la verità sta nel mezzo: non si vogliono certo negare i benefici del progresso dell’igiene e della medicina. Semplicemente bisogna essere consapevoli dei rischi di un abuso.
Gli studi che testimoniano che i batteri in realtà sono una componente essenziale per la salute degli animali (esseri umani inclusi) sono ormai innumerevoli. Del resto chi di voi non ha sperimentato ad esempio i fastidiosi disturbi intestinali che tipicamente accompagnano un ciclo di antibiotici.

Gli antibiotici che vengono prescritti generalmente sono ad ampio spettro, il che significa che colpiscono una vasta gamma di specie batteriche. Incluse quelle della flora intestinale. Questo provoca gravi problemi per la digestione e l’assorbimento dei nutrienti.
Nell’intestino di un uomo sano di 70 kg la flora batterica arriva a pesare 1.3 kg, praticamente il peso del cervello. Si tratta di un vero e proprio organo simbiontico. Come sempre, la natura non fa nulla di inutile. I batteri si trovano dove si trovano perché sono indispensabili per digerire e assimilare gran parte degli alimenti di cui ci nutriamo.

Prendersi cura della propria flora intestinale può portare a liberarsi di problemi intestinali cronici e apparentemente irrisolvibili, come diarrea, gonfiore, stitichezza, dolori addominali, malassorbimenti. Ma non finisce qui. Ci sono evidenze solide dei collegamenti tra la flora intestinale e il resto dell’organismo: in particolare con il sistema immunitario ed il sistema nervoso.

Si fa sempre più concreta l’ipotesi che la crescente diffusione di allergie e intolleranze sia imputabile proprio all’igenismo quasi ossessivo della società contemporanea. Impedire soprattutto in tenera età il contatto con batteri e microrganismi normalmente presenti nell’ambiente naturale sembra poter condurre ad un disequilibrio del sistema immunitario, che riconosce come nocive sostanze completamente innocue. E’ necessario infatti per la completa maturazione del sistema immunitario il contatto con microrganismi e sostanze diversificati, in modo che esso apprenda efficacemente a distinguere il patogeno dall’innocuo. Questo perché ogni risposta del sistema immunitario scatena un’infiammazione. Si tratta di un processo fisiologico, che se controllato è necessario per far fronte ai pericoli per l’organismo. Però è anche un processo che se diviene cronico o attivato quando non necessario, può comportare problemi: il ruolo dell’infiammazione è comprovato nelle allergie, nelle dermatiti, nei tumori, nell’obesità, nei disturbi neurodegenerativi e in moltissime altre patologie.

Il ruolo della flora batterica in tutto ciò è proprio quello di mediatore: la sua composizione dipende da ciò che mangiamo e da ciò con cui veniamo in contatto. Non a caso i bambini tendono a portarsi tutto alla bocca. Comportamento che spesso fa inorridire perché sporco. Eppure quello è proprio il modo tramite il quale il bambino “assaggia” il mondo, e cioè lo conosce. Forse in termini di vera igene i bambini inconsciamente ne sanno molto più di noi.

In aggiunta: ci sono importanti differenze tra la flora batterica di bambini nati da parto uterino e da parto cesareo. Nel primo caso i batteri che popolano l’utero materno finiscono nel cavo orale del neonato, e da lì nell’intestino. Processo che non avviene nel parto cesareo.

Un’altra interessante interazione è quella tra flora intestinale e sistema nervoso. In questo caso i dati sono meno abbondanti e meno compresi e probabilmente dedicherò un articolo apposito a questo argomento, in particolare al legame tra ansia e intestino. Basti considerare come la psicosomatica consideri da sempre il rapporto tra cervello e sistema digerente. Chi non ha mai affrontato problemi gastrici o intestinali in situazioni di forte agitazione o stress. Il rapporto tuttavia sembra non essere univoco: questi disturbi non sono semplicemente provocati dagli stati d’ansia, ma le condizioni dell’intestino (in particolare attraverso il metabolismo del triptofano, precursore della serotonina) potrebbero predisporre e facilitare questi stati.

Un’iniziativa molto interessate nel panorma della ricerca scientifica è il progetto microbioma umano, che sta tentando di caratterizzare geneticamente la popolazione batterica (il microbioma appunto) che si trova nell’intestino umano. I primi risultati mostrano come effettivamente i batteri intestinali contribuiscano al metabolismo energetico, a come cioè i nutrienti vengono assimilati e trasformati in energia per il corpo. Si è visto ad esempio che ci sono differenze nette tra i tipi di batteri che abitano l’intestino degli obesi e quelli nei sani, tanto che si comincia a delineare una sorta di tipizzazione in base alle classe di batteri predominanti.

Già è possibile sottoporsi a dei semplici test non invasivi per capire che tipo di microbioma intestinale si possiede e quali trattamenti e programmi alimentari seguire per migliorarlo. In futuro questi test diventeranno certamente sempre più frequenti ed accurati, fino a costituirsi un vero e proprio strumento diagnostico al pari degli esami del sangue e delle urine.

Concludendo, basta pensare a quanto ci si preoccupa di pulire gli alimenti per paura della sporcizia, quando invece ci si dovrebbe preoccupare molto di più per la qualità di ciò che si mangia. Si segue ormai un’alimentazione poverissima di fibra e ricca di zuccheri semplici, carboidrati e grassi di pessima qualità trasformati industrialmente, che è un vero incubo per una flora batterica sana. Questi alimenti favoriscono la proliferazione di batteri nocivi, a scapito di quelli utili.

Infatti il meccanismo principale tramite cui agisce questa simbiosi, consiste proprio nel favorire la crescita dei batteri innocui. Se questi batteri sono numerosi sono in grado di contrastare e prevenire la comparsa di quelli nocivi. Distruggendo questi batteri e alimentandoci in modo scorretto non si fa altro che favorire la proliferazione dei patogeni dannosi, dando loro spazio vitale e nutrimento.

Questi meccanismi cominciano ad essere accettati anche dall’industria alimentare. Per tali ragioni assistiamo alla grande diffusione di probiotici e alimenti ricchi di fibra: i probiotici servono a ripristinare con batteri vivi la flora batterica, e la fibra a farla prosperare. Infatti sono proprio gli alimenti per noi più indigeribili che sono delle vere prelibatezze per i batteri. C’è da considerare però che spesso i reali benefici di questi probiotici da supermercato sono molto blandi e rappresentano più che altro delle trovate commerciali. Questo perché è ancora un grosso problema commercializzare prodotti fermentati e realmente probiotici a causa dei rigorosi standard di sicurezza alimentare che prevedono la sterilità degli alimenti. I benefici di yogurt con fermenti vivi e simili prodotti sono irrisori rispetto a cibi fermentati tradizionali che sono ormai scomparsi dalle tavole occidentali. Alcuni esempi sono lo yogurt artigianale colato in casa, il kefir, il kombucha, i crauti fermentati naturalmente e molti alti prodotti.

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