Donna e cellulite


La cellulite o sindrome della pelle a buccia d’arancia (scientificamente adiposis edematosa) è uno dei grandi flagelli da cui il mondo femminile è tormentato.

Assieme a diabete, obesità e allergie rientra in quelle che sono definite la malattie del progresso o del benessere, che hanno cominciato a divenire endemiche nelle società occidentali degli ultimi 50 anni. Tra massaggi, laser, diete, terapie e nuove miracolose creme che spuntano sul mercato a cadenza quotidiana, la cellulite è un affare da milioni di euro la cui vera cura sembra ben lontana.

Ma cos’è la cellulite e perché è così fastidiosamente restia ad abbandonare le curve armoniose delle donne occidentali?

La cellulite colpisce quasi l’85% delle donne e, non tutti lo sanno, il 10% degli uomini. Perché questa crudele disparità? Per questioni strettamente fisiologiche, dovute alle differenze costitutive in termini di equilibri ormonali e composizione corporea nei due sessi.

Identificare le cause precise, come per tutte le malattie del progresso, è sempre complicato e riconducibile ad una serie di fattori fra loro strettamente dipendenti: stile di vita, alimentazione e ormoni.

La cellulite inizia a mostrarsi in genere tra i 25 e i 35 anni, con il progressivo e fisiologico diminuire degli estrogeni, gli ormoni sessuali femminili. La diminuzione degli estrogeni, che agiscono anche sui vasi sanguigni, causa un peggioramento della microcircolazione nelle aree del corpo dove l’accumulo di grasso è maggiore e la circolazione sanguigna più difficoltosa anche in condizioni normali. Queste sono le zone del corpo femminile tipicamente più vulnerabili agli inestetismi, come ad esempio i glutei, dove gli strati di grasso sono ben tre (gli uomini al contrario ne possiedono uno soltato).

Una circolazione locale meno efficiente si traduce in una minore produzione di collagene. Il collagene è una delle componenti fondamentali della matrice extracellulare, che dà forma e sostanza all’ambiente che contiene le cellule. L’indebolimento strutturale di questa matrice causa la progressiva incapacità di contenere le cellule lipidiche che si ingrandiscono e protrudono donando alla pelle il suo tipico e sgradevole aspetto a buccia d’arancia.

Un dato preoccupante è che l’insorgenza della cellulite si sta facendo sempre più precoce, manifestandosi già nell’adolescenza. Questo dato va di pari passo con quello dell’obesità, che sta aumentando soprattutto nell’infanzia. Spesso le adolescenti obese sviluppano una condizione definita “estrogeno-dominanza“, ovvero un’esagerata produzione di estrogeni stimolata dall’eccesso di tessuto adiposo. Sebbene abbiamo poco fa spiegato come la cellulite sia aggravata da una carenza di estrogeni, come spesso accade in biologia, non sono tanto i valori assoluti a contare, ma gli squilibri relativi. Infatti in questo caso è proprio l’eccesso di estrogeni a provocare la medesima sintomatologia di una carenza.
Ricoridamo inoltre il ruolo di quegli alimenti il cui uso si sta facendo sempre più preponderante e che contengono sostanze in grado di mimare gli effetti degli estrogeni (come la soia).

Sebbene numerosissimi e disparati, i vari trattamenti per contrastare la cellulite in sostanza agiscono su uno o più di questi tre fattori chiave:

  • ripristinare il collagene
  • ridurre il grasso
  • migliorare la circolazione

Un altro punto decisivo sarebbe migliorare l’equilibrio ormonale, ma al momento tentare di risolverlo somministrando farmacologicamente ormoni appare per fortuna una soluzione troppo estrema in proporzione ai possibili effetti collaterali e alterazioni sistemiche.

Senza entrare nel merito dell’efficacia di un trattamento estetico piuttosto che un altro  si tratta sempre di interventi in acuto per un problema cronico, che potrebbe ripresentarsi se non si interviene direttamente sulle cause che lo provocano.

Sorpresa delle sorprese, l’alimentazione e l’attività fisica agiscono contemporaneamente su tutti e tre i fattori discussi, e persino sul quarto. Purtroppo per problemi cronici e recidivanti di questo tipo non basta “non mangiare schifezze” e “fare un po’ di moto“. Pulire l’alimentazione dai cibi spazzatura è sicuramente un primo indispensabile passo, ma come in molti avranno sperimentato non basta a far sparire per magia la fastidiosissima cellulite. Questo perché è fondamentale considerare attentamente il cosa si mangia, il quando e il come. E’ cruciale capire come integrare il collagene e come ridurre il grasso corporeo (per chi ancora non lo sapesse non basta non mangiare i grassi per dimagrire…..anzi. Perciò comprate pure gli yogurt interi senza sensi di colpa, che sono più buoni, più salutari e più geniuni delle controparti magre).

La dieta non può prescindere dall’adottare uno stile di vita più attivo: il nostro corpo non è costruito per passare ore seduto ad una scrivania. Abbiamo parlato di microcircolazione sanguigna: la posizione seduta, con il peso del corpo che grava per ore sui glutei, come immaginerete di certo non favorisce la circolazione. Anche se si lavora in ufficio almeno ogni ora sarebbe opportuno alzarsi e sgranchirsi le gambe. Inoltre ogni occasione andrebbe sfruttata per muoversi: il proverbiale consiglio di non predere l’ascensore ed usare le scale è sempre valido, così come quello di non passare la pausa caffé di nuovo seduti, piuttosto conversando in piedi.

Soprattutto per le più giovani che intendono intraprendere un’attività fisica seria, che non si limiti alla passeggiata della domenica, è necessario valutare attentamente cosa si scelga di fare. Come per l’alimentazione non si tratta semplicemente di aumentare le quantità di attività fisica, piuttosto di migiorarne la qualità. Ad esempio l’attività aerobica intensa se eccessiva e non supportata da un’alimentazione adeguata diventa dannosa. Inoltre il potenziamento muscolare non dovrebbe mai essere trascurato in favore dell’ossessione di bruciare calorie.

Spesso si entra in una spirale di frustrazione e sfiducia perché i risultati non arrivano, incolpando se stessi o la propria genetica. In questi casi ciò che puntualmente accade è o l’abbandono di ogni tentativo e la passiva rassegnazione, oppure un’aumento insensato dell’attività fisica e della rigidità della dieta.
Entrambe le soluzioni sono ovviamente errate e pericolose. La soluzione è la più banale: semplicemente si sta sbagliando qualcosa nella qualità di ciò che si fa piuttosto che nella quantità.

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